giovedì 27 novembre 2008

E' questo il mondo in cui vogliamo vivere?

Dal sito www.Corriere.it

MILANO
- La pausa per andare in bagno di nuovo al centro del contendere in uno dei supermercati milanesi della catena Esselunga. È successo ieri, intorno alle 19, quando un dipendente della filiale di viale Umbria ha chiesto al vicedirettore dell'esercizio il permesso di andare in bagno durante il suo turno di lavoro. Al diniego del responsabile - a quanto si è appreso dai carabinieri - i due hanno cominciato a battibeccare. Poi il dipendente, di 38 anni, ha lanciato un oggetto di legno, forse una cassetta di quelle che si usano per la frutta, contro il vicedirettore, di 45 anni. L'uomo è stato portato al Policlinico, dove gli sono state riscontrate lesioni lievissime.

La richiesta di una pausa per andare in bagno
era già stata al centro di una forte polemica, nei mesi scorsi, tra la stessa Esselunga (era stata coinvolta la filiale di via Papiniano) e una cassiera peruviana di 44 anni, afflitta da patologie renali. Il 2 febbraio alla donna - così era stato denunciato - venne impedito di alzarsi dal posto di lavoro per andare in bagno: era stata così costretta a bagnarsi, senza poi nemmeno potersi cambiare fino alla fine del turno in cassa. Tornata in servizio dopo un periodo di malattia, la lavoratrice aveva denunciato di essere stata aggredita alle spalle e minacciata a fine turno da una persona non riconosciuta nel locale spogliatoio. La donna aveva riportato ecchimosi al volto, alla schiena e altre parti del corpo, tanto da dover indossare un collarino. La cassiera era stata anche proposta per l'Ambrogino d'Oro, ma la candidatura non è stata accettata.



Ecco a cosa porta l’assenza di sindacati all’interno di una grossa azienda, a non poter neanche andare in bagno quando ti scappa.

La cosa triste è che il mondo di oggi vede i sindacati come un organo non solo inutile, ma che addirittura danneggia l’azienda, e che va, quindi, contro i nostri stessi interessi.

Un paradosso. I sindacati, nati per proteggere e tutelare i lavoratori, vengono presi di mira proprio da coloro che difendono.

Essere sindacalista è diventato un lusso che ci si può permettere solamente negli enti pubblici o in quelli semi-privati. Nel resto delle industrie italiane, si è tornati agli inizi del ‘900, dove se il proprietario ha bisogno, ti DEVI fermare al lavoro di più (non sempre pagati), e se non lo fai non verrai mai promosso e sarai il primo ad essere licenziato in caso di crisi (fa niente se il motivo per cui non ti sei fermato è che hai i bambini che escono da scuola e che ti aspettano sul marciapiede).

Se sei una donna, la prima cosa che ti chiedono durante il colloquio di lavoro è se sei fidanzata (o peggio sposata) e se hai intenzione di avere dei figli. In caso di risposta affermativa, arrivederci e non si preoccupi che ci faremo sentire noi. Come se il voler avere una famiglia sia incompatibile con il lavorare.

Datemi del comunista, del sindacalista, ditemi quello che volete, ma io non condivido e non condividerò mai il pensiero di quelli che dicono che i sindacati siano la rovina dell’Italia; anzi, io sono convinto che i sindacati siano una manna dal cielo per noi comuni lavoratori dipendenti.

Che poi ci sia gente che se ne approfitta e che sfrutta tutte le lotte sindacali passate, per i suoi porci comodi, non lo nego e sono il primo a dargli contro. Ma se devo scegliere tra l’avere il diritto alla malattia pagata (anche se poi c’è chi se ne approfitta) e il non averlo per impedire a quei 4 deficienti che ne abusano di essere pagati per non far niente, preferisco continuare a pagarli per tutta la vita (dato che la malattia è pagata dall’INAIL ovvero dal lavoratore stesso).

giovedì 23 ottobre 2008

Legge 133/08

Se il dissenso è un reato

di EZIO MAURO


Davanti a una protesta per la riforma della scuola che si allarga in tutt'Italia e coinvolge studenti, professori, presidi e anche rettori, il Presidente del Consiglio ha reagito annunciando che spedirà la polizia nelle Università, per impedire le occupazioni. La capacità berlusconiana di criminalizzare ogni forma di opposizione alla sua leadership è dunque arrivata fin qui, a militarizzare un progetto di riforma scolastica, a trasformare la nascita di un movimento in reato, a far diventare la questione universitaria un problema di ordine pubblico, riportando quarant'anni dopo le forze dell'ordine negli atenei senza che siano successi incidenti e scontri: ma quasi prefigurandoli.

Qualcuno dovrebbe spiegare al Premier che la pubblica discussione e il dissenso sono invece elementi propri di una società democratica, non attentati al totem della potestà suprema di decidere senza alcun limite e alcun condizionamento, che trasforma la legittima autonomia del governo in comando ed arbitrio. Come se il governo del Paese fosse anche l'unico soggetto deputato a "fare" politica nell'Italia del 2008, con un contorno di sudditi. E come se gli studenti fossero clienti, e non attori, di una scuola dove l'istruzione è un servizio e non un diritto.

Se ci fosse un calcolo, le frasi di Berlusconi sembrerebbero pensate apposta per incendiare le Università, confondendo in un falò antagonista i ragazzi delle scuole (magari con il diversivo mediatico di qualche disordine) e i manifestanti del Pd, sabato. Ma più che il calcolo, conta l'istinto, e soprattutto la vera cifra del potere berlusconiano, cioè l'insofferenza per il dissenso.

Lo testimonia l'attacco ai giornali e alla Rai fatto da un Premier editore, proprietario di tre reti televisive private e col controllo politico delle tre reti pubbliche, dunque senza il senso della decenza, visto che a settembre lo spazio dedicato dai sei telegiornali maggiori al governo, al suo leader e alla maggioranza varia dal 50,17 per cento all'82,25. Forse Berlusconi vuol militarizzare anche la libera stampa residua. O forse "salvarla", come farà con le banche.

da REPUBBLICA

mercoledì 15 ottobre 2008

Sempre più paura

Continuo il post precedente aggiungendo un particolare a proposito dell'importanza dei media.
Quanti di voi sanno che a breve verrà eletto dal parlamento un giudice della corte costituzionale?
Quanti di voi sanno che cosa fa di preciso la corte costituzionale?
Quanti di voi sanno chi è il candidato a diventare giudice della corte costituzionale?
Quanti di voi sanno che lavoro fa il candidato in questione?
Quanti di voi sono a conoscenza della sua fedina penale?
Quanti di voi hanno sentito questa notiza ad un Tg qualsiasi, anche il Tg di Più Blu Lombardia?
Voi ritenete che non è importante per noi plebei, sapere chi entrerà a far parte della corte costituzionale, e deciderà se ciò che fa il governo (che sia di destra o di sinistra) sia anticostituzionale o no?
Voi credete che in questo settore non sia importante ancora più che in altri, il conflitto di interessi?
Forse sto esagerando, ma il dover scoprire queste cose da internet (e solo da lì) sapendo che l'80% dei miei compagni di università e conoscenti vari non usano internet come fonte di approvigionamento di ciò che accade nel mondo ed in Italia (e quindi ignoreranno totalmente questa faccenda), un po' mi spaventa.

domenica 21 settembre 2008

Paura

Questo governo ad essere sincero un po' mi spaventa. A parte il fatto che mi spaventerebbe qualsiasi governo (destra o sinistra che sia) che ha in mano i mass media (internet in Italia non è ancora un mass media) in quanto ti fa sapere quello che vuole lui, limitando di fatto la libera informazione.
Stavo leggendo sul Corriere.it alcuni articoli, tra i quali "Berlusconi: con la Cai o il fallimento" oppure sull'alta velocità "lo Stato deve prevalere sull'anarchia" o ancora sull'energia "Scajola demolisce l'Authority energia".
Capite che non sono molto rassicuranti.
Perchè i dipendenti Alitalia sono costretti a dover scegliere tra il Cai (cordata di imprenditori voluta fortemente da Berlusconi) o il fallimento? Sbaglio o fino a prova contraria c'è il libero mercato? Perchè con una norma ad hoc impedire l'ingresso di altre compagnie? Perchè rifiutare l'offerta di Air france a priori, nonostante col senno di poi si sia rivelata la migliore ricevuta fino ad ora (i debiti se li accollava lei e il numero di licenziamenti era molto minore, con il Cai, i debiti di Alitalia li deve pagare lo stato e ciò in soldoni per noi significa dagli 80 ai 100 € a testa)? Per avere una compagnia di bandiera? Sbaglio o Airone è italiana? E comunque a cosa serve una compagnia di bandiera? Ad assicurare quelle tratte in perdita perenne tipo Roma-Foggia che fanno molto comodo ai parlamentari (sai è scomodo per loro dover scendere a Bari e poi doversela fare in treno gratis, o in auto blu fino a Foggia) e che altrimenti sarebbero le prime ad essere eliminate?

Per quanto riguarda l'alta velocità, sono d'accordo che lo Stato deve prevalere sull'anarchia, ci mancherebbe, altrimenti sarebbe il degenero. Ma il non volere l'alta velocità sotto casa (provate voi a dormire con un treno che passa ogni mezz'ora nel vostro salotto), o il non volere l'alta velocità in quanto deturpano la belleza di alcuni luoghi, vuol dire essere anarchici? Quindi esprimere una propria opinione (condivisibile o no) contro il volere dello Stato è anarchia? E pensare che fino a ieri ero convinto che si chiamasse democrazia e libertà di pensiero. Oggi ho scoperto di essere un anarchico, ed ho scoperto che il 60% dei votanti (quelli che hanno votato destra a queste elezioni) l'anno scorso erano anarchici.

Concludo brevemente commentando le dichiarazioni di Scajola: non è ammissibile che lo Stato si imponga su un organo che deve essere libero per poter vigilare sul corretto funzionamento di un servizio e per poterci tutelare come si deve. Le Authority ci sono in praticamente ogni settore, e guai se non ci fossero. Tim e Vodafone sono state prese di mira dall'Authority competente per la porcata che hanno fatto con le tariffe, ma purtroppo il loro potere è troppo limitato per poter fare qualcosa in più di un semplice richiamo o di una multa che è infinitesimale per il budget di queste grosse aziende.